Un po' di storia

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I più antichi ritrovamenti preistorici di Empoli risalgono al Paleolitico medio (100.000-40.000 anni fa). Attrezzi litici sono venuti alla luce in particolare nell’area compresa tra il Poggiale e il Torrino di Martignana, tra Piazzano e il Cotone.

Ma è dall’epoca etrusca che i reperti archeologici risultano più consistenti; l’insediamento più popoloso doveva essere quello di Martignana, in prossimità della confluenza tra i due fiumi, l’Elsa e l’Arno. I vasi funebri rinvenuti nella necropoli che vi è stata individuata risalgono al VI-V secolo a. C. Ma è sicuramente a partire dall’epoca romana che i reperti diventano più numerosi, continuativi e di sostanziale interesse, non solo dal punto di vista storico-artistico, ma anche per la ricostruzione della vita socio-economica delle popolazioni che vivevano e transitavano nel territorio. I ritrovamenti  permettono infatti di ricostruire i contorni di un centro commerciale piuttosto ricco e vivace, dove venivano smistate merci provenienti per via fluviale dal porto di Pisa, che erano destinate principalmente a Firenze e a Fiesole.

Prodotto caratteristico della zona era la cosiddetta ‘Anfora di Empoli’, realizzata ad Avane tra il II e il V secolo d. C. e diffusa in tutta la Penisola.

Una testimonianza storica di estremo interesse relativa a quest’epoca è costituita dalla Tavola Peutingeriana, copia medievale di una sorta di ‘carta stradale romana’ su cui è indicato il toponimo “In Portu”, di fondamentale importanza per la ricostruzione della storia di Empoli.

All’età longobarda sono da ascrivere i toponimi di Monterappoli, Montepaldi, Riottoli.  I primi documenti scritti relativi al territorio empolese risalgono al 780; il monumento più rappresentativo, la pieve di Sant’Andrea, compare citato per la prima volta nel 1018, in un documento sulle rendite donate dal vescovo fiorentino al monastero di San Miniato al Monte. Nel 1059 Niccolò II sanciva l’autorità con bolla di privilegio.  Partono in questo periodo i lavori di costruzione del nuovo edificio, simbolo della comunità di Empoli e noto esempio di arte romanica, per la splendida facciata, che lo contraddistingue.

A partire dal 1119 risale invece l’incastellamento, grazie all’accordo tra i conti Guidi ed il pievano Rolando, che favorì il processo di trasferimento della popolazione dei dintorni nel centro urbano intorno alla pieve.

Nel 1260 Empoli fu teatro del congresso Ghibellino in cui, dopo la vittoria di Montaperti, rischiò di essere decisa, secondo le celebri parole di Dante, la distruzione di Firenze, scongiurata dall’opposizione di Farinata degli Uberti.

Nei secoli XIV e XV, Empoli visse un’epoca di singolare fioritura artistica che vide nascere opere di Agnolo Gaddi, Lorenzo di Bicci, Mariotto di Nardo, Niccolò di Pietro Gerini, Lorenzo Monaco, Starnina, Bicci di Lorenzo. La vitalità artistica fu incentivata dalla costruzione del convento di Santo Stefano degli Agostiniani, acquistato nel 1367. La Chiesa di S. Stefano conserva tra le altre opere del Rinascimento e del Cinquecento fiorentino, un tabernacolo di Bernardo Rossellino ed un ciclo di affreschi, ormai quasi completamente perduto, realizzato da Masolino da Panicale, la cui straordinaria Pietà è custodita nel Museo della Collegiata di Sant’Andrea, dove si può ammirare insieme ad opere di Filippo Lippi, Mino da Fiesole, Iacopo del Sellaio, Benedetto da Maiano, Francesco e Raffaello Botticini, Jacopo da Empoli, provenienti da Chiese e da antichi istituti religiosi di Empoli e del suo territorio, come dal Complesso di Santa Maria a Ripa, costruito a partire dal 1483; mentre la Chiesa di S. Michele, nella vicina località di Pontorme, custodisce le pale dei Santi Michele Arcangelo e S. Giovanni Evangelista realizzate dal celebre artista Jacopo Carrucci, detto il Pontormo, che le aveva dipinte per il luogo di culto del suo borgo natale.

Dopo la dominazione dei Medici, intervallata dai periodi della Repubblica Fiorentina, durante uno dei quali Empoli fu saccheggiata dagli Spagnoli, con l’avvento degli Asburgo-Lorena, sperimentò la riforma leopoldina, che nel 1764 fuse le tre Leghe di Empoli, Pontorme e Monterappoli in una sola comunità.

Durante l’epoca napoleonica, con la soppressione degli ordini religiosi, i beni che provenivano dai conventi rischiarono la dispersione, successivamente furono in parte raccolti nella biblioteca comunale e nel Museo della Collegiata di Sant’Andrea, fondato nel 1859 per interessamento di Vincenzo Salvagnoli, all’epoca Ministro degli affari esteri del Governo provvisorio, convinto sostenitore della costituzione dell’Unità d’Italia.

In epoca recente, con l’interramento del ramo sinistro dell’Arno (Bisarnella), Empoli ha conosciuto uno dei più importanti interventi urbanistici sul territorio, che si aggiungeva a quello rappresentato dal tracciato della ferrovia.

La vocazione artigianale e commerciale della città si è manifestata, soprattutto nel secondo dopoguerra e negli anni del boom economico fino alla soglia dei giorni nostri, per la produzione vetraria e manufatturiera:  impermeabili e  vetro verde sono stati per decenni prodotti di qualità esportati da Empoli  che hanno fatto conoscere la città in Italia e all’estero.