Il carciofo empolese

Condividi su facebook stampa invia email

Il carciofo empolese ha una origine antica, conosciuta in Toscana sin da prima del 1800, quando il botanico Ottaviano Tozzetti stabilì le differenze tra il  carciofo “violetto” e il carciofo “empolese”. Il carciofo empolese è privo di spine e ha una produzione tardiva: da marzo a giugno. Ha sapore intenso, una nota equilibrata di amaro e una consistenza particolarmente tenera e compatta. Deve la sua tradizionalità e qualità alla particolarità della sua coltivazione, alla tecnica di produzione rimasta invariata nel tempo, nonché alle specifiche condizioni climatiche della zona empolese, che contribuiscono a dare a questo carciofo un caratteristico sapore dolce-amaro. Ogni anno in Toscana si producono circa 7mila tonnellate di carciofi. Solo un terzo della produzione nazionale è veicolata al mercato tramite la grande distribuzione organizzata. La restante parte viene ancora gestita nei mercati rionali o presso i negozi del piccolo dettaglio specializzati in ortofrutta. (fonte: libro “Il Carciofo empolese. Alla scoperta di un alimento prezioso”, a cura di Giacomo Gianni, edito nel 2010 dalla Camera di commercio di Firenze).

Rispetto agli altri carciofi in commercio, quello denominato empolese si presenta senza spine, con foglie disposte a rosetta di colore verde lucido nella parte alta e verde/grigio la parte sottostante. Il Carciofo Empolese si contraddistingue per la sua consistenza tenera e compatta e il sapore intenso tendente al dolce-amaro. Si coltiva nei territori di Empoli e Certaldo, con produzione tra marzo e giugno.