Ritrovamenti archeologici

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Ritrovamenti archeologici
L'Amministrazione Comunale di Empoli da anni ha attivato una convenzione con l’Associazione Archeologica del Medio Valdarno (A.A.M.V.), che agisce sul territorio con una azione di ricerca, sorveglianza e valorizzazione del patrimonio archeologico locale, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per la Toscana.
L'associazione, da oltre 40 anni, è impegnata in un'intensa attività testimoniata dagli stessi ritrovamenti archeologici.

Preistoria
Lo studio della preistoria nel territorio empolese sta sempre più assumendo una fisionomia definita. Infatti le ricerche di superficie degli ultimi anni hanno permesso di individuare alcuni insediamenti del periodo paleolitico, offrendo così la possibilità di tracciare un primo schema del primitivo popolamento di questo territorio.
Nel territorio empolese non sono stati finora individuati depositi che risalgono al Paleolitico inferiore, antichi cioè come quelli rinvenuti nei vicini siti di Capraia e di Petrognano nei pressi di Montelupo (Acheuleano, circa 100.000 anni fa).
Gli insediamenti più antichi nel territorio comunale sembrano risalire al Paleolitico medio (100.000-40.000 anni fa), anche se i ritrovamenti di Piazzano e del Leccio presentano caratteri arcaici, e gli stessi importanti depositi presenti a Monteboro risultano difficilmente databili con sicurezza. Solo l'incremento dei materiali raccolti e altre ricerche sul terreno permetteranno di definire con maggior precisione la datazione di queste industrie, che potrebbero anche riferirsi ad un periodo più antico. Recenti osservazioni sembrerebbero peraltro spingere in questa direzione.
I numerosi giacimenti del Paleolitico medio (Il Leccio, Piazzano, Pianezzoli, Monteboro, Poggio Pini), assai ricchi di materiale litico, fanno ipotizzare una frequentazione assidua delle terrazze fluviali a sud dell'Arno da parte di antichi gruppi umani di cacciatori, e di conseguenza testimoniano anche la presenza di una ricca fauna durante quel periodo.
Più scarsa è la documentazione risalente al Paleolitico superiore: per questo periodo è attestata la presenza di gruppi umani nella zona (Cerbaiola), ma solo per il periodo più arcaico, detto Uluzziano. Non si hanno finora notizie di rinvenimenti nel territorio empolese per i periodi successivi (Neolitico, Età dei metalli), assai scarsi del resto in tutta l'area del medio Valdarno. Solo più approfondite ricerche potranno coprire questa lacuna.

Periodo etrusco
L'area empolese sicuramente doveva svolgere una importante funzione di nodo viario durante il periodo etrusco, perché, essendo posta all'incrocio fra la valle dell'Elsa e la valle dell'Arno, permetteva di collegare gli insediamenti dell'area volterrana con quelli posti a nord.
Purtroppo restano per adesso solo poche tracce di quel periodo.
Soprattutto l'area di Martignana testimonia la presenza di una interessante necropoli ellenistica, della quale rimangono numerosi frammenti bronzei e di ceramica. I frammenti fittili appartengono a diversi vasetti, principalmente del tipo a vernice nera e del tipo a vernice nera e figure rosse (la ceramica a vernice nera è diffusa in Etruria dalla fine del IV al I sec. a.C.; quella ritrovata nel territorio empolese sembra di produzione volterrana).
Collegando i ritrovamenti di Martignana con quelli, peraltro assai scarsi, di Monterappoli, del Poggiale e di San Frediano possiamo immaginare una antica direttrice viaria a mezza costa. Non è escluso che future e più approfondite ricerche possano riservare delle sorprese in relazione alla presenza etrusca nel territorio empolese.

Periodo romano
Le ricche testimonianze archeologiche mostrano come il territorio empolese fosse diffusamente abitato in età romana.
I recenti ritrovamenti, soprattutto gli edifici risalenti alla metà del I sec. a.C. affioranti nell'area della ex vetreria Del Vivo, provano come Empoli fosse già un importante centro in un'epoca assai precedente a quanto finora supposto e denotano anche il livello di agiatezza raggiunto dai nostri "antichi concittadini".
Il problema più interessante è cercare di comprendere dove fosse localizzato il nucleo originale dell'insediamento e quale fosse l'assetto del territorio.
A tal proposito si segnala lo studio compiuto da. M. Ristori sulla centuriazione del territorio empolese che, così come vorrebbe anche la tradizione, ipotizza il nucleo abitato nella zona di Empoli Vecchio.
Ciò appare in prima analisi in contrasto col fatto che molti dei ritrovamenti del periodo romano sono avvenuti nell'area del centro storico, lasciando pertanto supporre come in tale epoca vi fosse localizzato un grosso agglomerato urbano (tanto che la Soprintendenza ha posto il vincolo archeologico su tutto il centro storico di Empoli), di cui però rimane ancora molto da indagare e da capire.
Le risposte a queste domande potranno venire solo da una più approfondita ricerca sulla estensione cronologica, oltre che spaziale, della presenza umana nel territorio. Si potrebbe pertanto ipotizzare, pur con tutte le dovute cautele, un insediamento nell'area dell'attuale centro storico antecedente alla colonizzazione romana, forse di origine etrusca, che in parte spiegherebbe l'originale impianto planimetrico ortogonale del centro storico orientato secondo i punti cardinali, diverso cioè da quello della centuriazione.
Molto probabilmente l'agglomerato urbano era collegato alla presenza di un antico scalo fluviale sull'Arno ("In Portu" della Tavola Peutingeriana?). Ciò comportava l'inserimento in una rete commerciale assai vasta (i resti delle anfore ritrovati dimostrano come arrivassero merci da tutte le province, anche dalle più lontane). La stessa "Anfora di Empoli", prodotta ad Avane e ritrovata in siti assai distanti, testimonia l'importanza commercia-le, ma soprattutto agricola, di questo territorio.
È facilmente comprensibile come l'insediamento di Empoli in periodo romano appare assumere una dimensione sempre più importante con l'aumentare del numero dei rinvenimenti. Non sono escluse interessanti novità.