Le vetrerie

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Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo la produzione vetraria empolese ha assunto una dimensione industriale, tale da assorbire un numero considerevole di lavoratori, gli uomini come vetrai e le donne come fiascaie, addette appunto alla vestizione di fiaschi e di damigiane. Una importante traccia è rimasta, oltre che nella documentazione e negli oggetti esposti nel Museo del Vetro, nel tessuto urbano, nelle strutture di archeologia industriale, che ancora conservano i tratti distintivi della loro funzionalità preesistente, come rivelano per esempio i complessi industriali della ex Vitrum, tra le via Curtatone Montanara e via Tripoli, o della ex Betti, tra l’Orme e la ferrovia.

Lo stabilimento della vetreria Taddei, invece, in via delle Fiascaie, è stato oggetto di un lungo intervento di recupero e di restauro ed è attualmente sede di uffici pubblici. Nella vicina via Fratelli Rosselli, un monumento ricorda la deportazione nei campi di sterminio nazisti, di 55 cittadini di Empoli, avvenuta l'8 marzo 1944; di essi 26 erano operai delle ex Vetrerie Taddei.