Altri luoghi sacri di interesse storico-artistico

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Santuario della Madonna del Pozzo
Prospiciente Piazza della Vittoria, l’edificio è composto da due corpi principali. L’impianto originario, un’aula rettangolare, risale alla prima metà del XVI secolo, successivamente ad un disastroso incendio che lasciò intatto il solo tabernacolo stradale raffigurante la Madonna. Furono aggiunti, nel 1610 da Gherardo Mechini e Andrea Bonistalli, una tribuna ottagonale in laterizi ed un loggiato, che nell’Ottocento fu rivestito di monumenti sepolcrali e lapidi.
All’interno vi è conservata l’immagine miracolosa della Madonna col Bambino, affresco di scuola fiorentina che risale all’inizio del XV secolo


Chiesa di San Martino a Pontorme
Collocata fuori dalle antiche mura del castello di Pontorme, la chiesa di S. Martino reca ancora oggi evidenti tracce dell’originale romanico.
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La facciata a capanna, sormontata da uno snello campanile a vela, è scandita da pietra arenaria nella parte inferiore e da laterizio in quella superiore; presenta un portale architravato con lunetta in cotto su cui campeggia lo stemma dei Frescobaldi, antichi patroni dell’edificio; la monofora soprastante è frutto di restauro.
Il restauro, realizzato nel 1927, ha restituito la semplice copertura a capriate e l’antico paramento murario.
All’interno, l’altare di destra, dedicato ai Santi Antonio e Caterina, presenta una tela coi due santi e la Vergine; l’altare di sinistra, dedicato a San Sebastiano, conserva un frammento dell’affresco con i Santi Martino e Rocco, realizzato nella seconda metà del Quattrocento da Pier Francesco Fiorentino allievo di Benozzo Gozzoli.
L’altare principale è incorniciato da un ciborio seicentesco e da due preziose tavolette, una con Sant’Antonio Abate, San Michele, San Martino e i Santi Gregorio e Lorenzo, l’altra con i Santi Agata, Apollonia, Lucia e Caterina, entrambe attribuite al pittore tardogotico Giovanni di Francesco Toscani. Poco distante si può ammirare la scultura in terracotta policroma raffigurante la Madonna col bambino realizzata nel 1410. Inizialmente attribuita a Michele da Firenze, è stata recentemente avvicinata all’opera di Filippo Brunelleschi.


Chiesa di Santa Maria a Cortenuova

Poco distante dalla Chiesa di San Martino di Pontorme, si trova la Chiesa di Santa Maria a Cortenuova, le cui prime testimonianze scritte risalgono al 1117.

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Il complesso, che attualmente presenta una semplice facciata a capanna, in origine era costituito da due distinti edifici della chiesa e della compagnia dell’Annunciazione. Il restauro intervenuto nel 1972 ha portato ad inglobare un edificio nell’altro suddividendo la chiesa, in tre navate. L’attuale altare maggiore coincide con quello della compagnia, dove un altare lapideo eretto nel 1598 custodisce l’Annunciazione, affresco attribuito a Cenni di Francesco di ser Cenni, attivo in Valdelsa tra Tre e Quattrocento.
In corrispondenza dell’abside di destra, è collocato un Crocifisso ligneo, opera avvicinabile a Baccio Sinibaldi, noto come Baccio da Montelupo. Ai lati due tele coi Santi Francesco e Marco eseguite da un artista anonimo, identificato da alcune fonti con Girolamo Macchietti.
In origine, le tele dovevano ornare un monumentale ciboreo ligneo posto sull’altar maggiore.
Nell’altra navata si trova una delle poche opere certe di Francesco Ligozzi, la tela con i Santi Lucia e Sebastiano in adorazione della Vergine.


Chiesa dei Santi Michele Arcangelo e Leopoldo alla Tinaia

La piccola chiesa intitolata ai Santi Michele Arcangelo e Leopoldo a Tinaia, fu eretta nel 1786, per volontà di Pietro Leopoldo; l'anno successivo fu consacrato l'edificio con impianto analogo ad altri realizzati secondo le indicazioni del vescovo pistoiese Scipione de' Ricci. La facciata, scandita da pietra arenaria nei contorni del profilo, nella finestra e nel portale di accesso, introduce allo spazioso interno ad aula rettangolare, dotato di due altari laterali e da quello presbiteriale.

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L'altar maggiore, in marmo, caratterizzato da un paliotto a commesso policromo in scagliola, separa la navata dal coro. Lungo le pareti laterali si dispongono i due altari lapidei che sostituiscono gli originali in stucco. L'altare di sinistra è dedicato a San Pietro. Nel suo prospetto si conserva la tela con il 'Martirio del santo di San Pietro', datata 1659. Sull'altare opposto, consacrato a San Giuseppe, è presente il dipinto raffigurante La fuga in Egitto, opera firmata da Onofrio Onorio Marinari. Si tratta di un’opera giovanile di uno dei più interessanti esponenti del Seicento fiorentino.


Chiesa di San Mamante

La Chiesa di San Mamante, si trova nei pressi della Fattoria di Empoli Vecchio – Impolum Vetus: il termine è citato nei documenti dal XIII secolo, attestandosi come appellativo medievale successivo all’incastellamento del 1119, riferito a quello che fu l’insediamento altomedievale, intermedio tra la città romana e il nuovo castello attorno alla pieve.

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In origine di patronato del Popolo, l’edificio ecclesiastico e la sua parrocchia vennero annessi al vicino Popolo di Sant’Angelo (ovvero di San Michele Arcangelo), secondo le direttive di Eugenio IV del 1492.
All’interno della chiesa, di perimetro rettangolare, era conservato il pregevolissimo trittico  eseguito da Agnolo Gaddi intorno al 1390, raffigurante la Madonna col Bambino affiancata dai Santi Antonio e Caterina a sinistra e dai Santi Girolamo e Giovanni Battista, sulla destra, oggi esposto nel Museo della Collegiata di Sant’Andrea.
Nel pavimento dinanzi alla tribuna si trovava una lapide sepolcrale con l’iscrizione in marmo che ricordava la figura di Pasquale Bardini, committente delle pitture eseguite sull’altare da Giuseppe Romei, lo stesso artista settecentesco a cui si deve l’affresco della volta nella navata della chiesa fiorentina del Carmine. L’altare che fronteggia il portale di ingresso è dedicato alla Madonna della Misericordia e dal 1764 vi si venerava un dipinto con la Madonna del Buonconsiglio, incorniciata dall’affresco in cui è raffigurato San Mamante con un presbitero inginocchiato ai quali vengono porti un tridente, strumento del martirio, e la palma tradizionalmente che lo simboleggia.


Chiesa di San Michele Arcangelo a Empoli Vecchio

San Michele Arcangelo a Empoli Vecchio, detta comunemente Sant'Angelo, è presente nella documentazione fin dalla bolla papale di Celestino III del 1192.

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La chiesa risulta sottoposta al patronato della badia pisana di San Savino fino al 1614, anno in cui entra a far parte del patrimonio gestito dai Cavalieri di Santo Stefano cui appartenne fino al 1787, data di soppressione dell'ordine. Una volta sconsacrata i suoi beni passarono nell'allora istituita parrocchia dei Santi Angelo e Leopoldo alla Tinaia. Al 1651 risale l'abbattimento dell'antica conca absidale, sostituita da un transetto ed un coro quadrangolare che conferiscono all'edificio la pianta a croce latina.
La partitura muraria e la diversità dei materiali impiegati (pietra serena, marmo bianco e laterizi) denotano fasi costruttive distinte che coprono un ampio arco cronologico che va dal X secolo al XVII, quando i muri parietali vennero intonacati e decorati ad affreschi riproducenti partiture architettoniche. Internamente non rimangono tracce né dell'altare, anch'esso modificato nel '600, che si trovava nella zona presbiteriale, né dei due laterali intitolati alla Madonna ed al Crocifisso. Del soffitto rimangono le capriate lignee poste in opera probabilmente alla metà del XVII secolo. Sono pochi i frammenti di affresco ancora conservati in loco, tra essi alcuni finti velari tipici di certe decorazioni due-trecentesche.


Chiesa di San Michele a Pianezzoli

Tra gli edifici religiosi della periferia di Empoli, merita un’attenta osservazione l’antica chiesa di San Michele nel borgo di Pianezzoli.

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Documentata già nel 1194, ha subito nel tempo varie ristrutturazioni: l’originaria facciata a capanna con rosone centrale è stata sostituita nel 1860 da una semplice struttura squadrata in cui si aprono due finestre a sesto acuto ed un portone timpanato; anche l’alto campanile, che sembra staccarsi completamente dall’edificio principale, è stato edificato solo nel 1866. L’interno è stato invece ristrutturato intorno al 1750, quando i marchesi Riccardi assunsero il patronato della chiesa e si impegnarono a decorare la semplice navata rettangolare, arricchendola con opere di valore.
Ne è esempio il pulpito marmoreo di fine Quattrocento, pervenuto qui dalla chiesa fiorentina di San Pancrazio per iniziativa di Bernardino Riccardi: le raffinate decorazioni di gusto classicheggiante fanno riferire l’opera alla bottega di Benedetto da Maiano, mentre un’iscrizione (datata 1753) e lo stemma della famiglia Riccardi ne ricordano la prestigiosa donazione alla chiesa di Pianezzoli.
Sulla parete di fondo dell’altare maggiore troviamo la copia di un’altra opera di indubbio pregio (l’originale da pochi anni è stato trasferito al Museo Diocesano di Arte Sacra di San Miniato): si tratta di un olio su tela raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Michele Arcangelo e Pietro, realizzata nel 1593 da Ludovico Cardi da Cigoli e giunta qui per volontà del Granduca Ferdinando, il quale dimostrava grande predilezione per questa piccola chiesa millenaria.


Chiesa di San Leonardo a Cerbaiola

Costruita presso una fonte a sud dell'abitato di Cerbaiola, la chiesa di San Leonardo è citata nelle bolle papali del 1192 e del 1258 inviate alla pieve di Empoli e nel 1314 era già parrocchia.

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Fu commenda dei cavalieri del Santo Sepolcro di Pisa dall'inizio del Cinquecento fino al 1727, quando fu affidata ai Padri Carmelitani dell'Antica Osservanza, restando sempre sotto il patronato dei Vespucci. L'interno, frutto dei diversi interventi succedutisi nel tempo, ha impianto a croce latina, essendo innestate nella corta aula rettangolare tre cappelle.
Quella sinistra, intitolata a 'Santa Maria Assunta', ospita un bel fonte battesimale tardo - cinquecentesco – (una semplice tazza con baccellature alla base e scolpito l'emblema gerosolimitano) - e una tela barocca raffigurante il Battesimo di Cristo, in luogo della scomparsa tavola di Santa Maria ad Martyres. Nel 1786 il canonico Giuseppe Corbinelli fece ricostruire la facciata della chiesa, che risulta già rettangolare in un progetto di restauro del 1835 elaborato a seguito della visita pastorale dell'anno prima. I lavori, non eseguiti completamente (restò la finestra a campana, invece dell'occhio), furono ultimati nel 1839, grazie alla vendita della canonica a Giovacchino Bertolli, che la lasciò d'uso al parrocco. Durante l'ultimo secolo furono costruiti il campanile in laterizio, al posto di quello a vela cinquecentesco, due nuovi altari laterali (a sinistra, del Sacro Cuore, donato dai coniugi Cantini nel 1933; a destra, di Santa Teresa del Bambino Gesù), l'organo in controfacciata (1904) e il pulpito a cinque facce e altrettanti rosoni (1952). [PP]


Chiesa di San Bartolomeo a Brusciana

La chiesa sorge presso il fiume Elsa e compare citata per la prima volta nella bolla pontificia del 1194.

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La pianta dell’edificio ad unica navata centrale è stata modificata nel 1931, quando fu deciso di prolungare il coro e costruire le due cappelle che, sporgendo all’esterno dalle pareti laterali, conferiscono alla chiesa una pianta a croce con transetto.
Di particolare impatto visivo è il grande arco coronato da un affresco raffigurante Dio Padre e angeli risalente al XVII secolo. Vicino ad esso si può apprezzare un piccolo tabernacolo cinquecentesco.
Sulla parete destra della chiesa si conserva un elegante pulpito ligneo a cinque facce finemente lavorato e datato ai primi anni del Seicento.


Convento dei Cappuccini e la chiesa di San Giovanni Battista in Pantaneto

Il convento - detto anche dei Cappuccini - e la chiesa di San Giovanni Battista in Pantaneto furono eretti a partire dal 1608 grazie alla volontà di alcuni cittadini capeggiati dal mercante Giovanni Giomi. Al convento e alla chiesa si aggiunse, verso la fine dell’’800, il cimitero monumentale dei Cappuccini dove trovarono posto numerose cappelle gentilizie.

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La chiesa di San Giovanni Battista in Pantaneto si presenta ad una sola navata con travature lignee a vista arricchita da elaborati decori neogotici; al suo interno si trovano varie lapidi funebri e sei altari lignei incassati entro profonde cappelle in cui si conservano in gran parte le tele originali. Tra tutte le pitture conservate la più importante è quella che orna l’altare maggiore raffigurante la Crocifissione tra i Santi Francesco, Leonardo, Giovanni Evangelista e Giovanni Battista, dipinta da Francesco Ligozzi, figlio del più noto Jacopo, in cui l’eleganza tardomanierista del padre si stempera in una religiosità controriformata impreziosita da una cupa quanto raffinata illuminazione.


Chiesa e convento dei Santi Simone e Giuda

Dall’abitato di Empoli, inoltrandosi lungo la via Salaiola, dopo aver incontrano la chiesa ed il convento dei Cappuccini e il vicino e omonimo cimitero monumentale, proseguendo per poco più di un chilometro, salendo, infine, di pochi metri di livello, si giunge al complesso religioso costituito dalla chiesa dei Santi Simone e Giuda e dal convento dei Carmelitani a Corniola. Quasi non ci si aspetta questo piccolo ed elegante nucleo, che si mostra sobrio e quasi timido, in un contesto armonioso e silenzioso, come la più bella Toscana ci consegna.

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Accanto alla chiesa dei santi Simone e Giuda, di fondazione romanica, vi è il secentesco convento, che si sviluppa intorno a un chiostro i cui quattro lati sono tutti articolati in sei arcate poste su colonne e capitelli tuscanici.
Le lunette del chiostro, recentemente restaurate, collocate sotto le volte a crociera, sono decorate da affreschi che raccontano le storie di sant’Elia; affreschi dei quali non si è ancora in grado di definire con certezza la paternità, e che si mostrano ricchi di vivaci spunti narrativi probabilmente opera di due differenti mani.
Il convento da alcuni anni gode della fattiva attenzione di persone e istituzioni - in particolare l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
Nel 1534 la chiesa, minacciante rovina, era adibita a tinaia e nel 1568, fu annessa al Capitolo che la concesse ai frati carmelitani, i quali costruirono il convento e rinnovarono la chiesa entro il 1576, quando il visitatore apostolico vi trovò traslato l’altare di San Jacopo.
La chiesa, alla metà del Seicento, subì varie modifiche che ne stabilirono l’attuale aspetto.
Sul lato destro, l’altare eretto all’Angelo Custode da Giovanni Battista Sandonnini nel 1659, conserva una tela raffigurante l’Immacolata che appare all’Angelo Custode, opera del 1661 di Domenico Bettini (Firenze 1644 - Bologna 1705).
Il secondo altare, intitolato alla Visitazione, presenta la tavola di Leonardo Mascagni, datata 1594, dedicata a questo soggetto.
Il terzo altare, dedicato ai Santi Jacopo e Filippo e a Sant’Andrea Corsini conserva invece un’opera dall’omonimo soggetto, realizzata da un anonimo artista sarzanese.
Sul lato opposto, il primo altare è dedicato alle Anime del Purgatorio, fu eretto dall’omonima compagnia nel 1657, anno a cui si può riferire anche la tela con la Madonna col Bambino implorata.
Il successivo contiene una tela commissionata dalla Congregazione di San Donato nel 1658 e dedicata al medesimo soggetto.
Dopo la costruzione delle sei cappelle, furono demoliti i muri divisori, fondendone gli spazi. Il nuovo ambiente basilicale fu consacrato nel 1683.
Sul fianco meridionale della chiesa si sviluppa il convento articolato intorno al chiostro commissionato dal priore Sesoldi, morto nel 1665.


Chiesa di San
Lorenzo a Monterappoli
Situata al centro del castello di Monterappoli, la Chiesa di San Lorenzo era suffraganea della Pieve di San Giovanni Evangelista.

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Della originaria chiesa romanica resta soltanto il paramento laterizio del fianco settentrionale. Nella muratura sono inseriti due bacini ceramici di provenienza islamica, che permettono di datare l’edificio tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo.
Nel 1545 la Chiesa era stata da poco restaurata; nel 1737 fu ammodernata secondo un gusto barocco.
All’interno la chiesa conserva alcuni dipinti, tra cui San Sebastiano attribuito a Raffaello Botticini, una tela settecentesca con l’Annunciazione ed inoltre presenta un soffitto affrescato con Gloria di San Lorenzo, opera di Egisto Ferroni.
Dietro l’altar maggiore è stato collocato nel 1990 un crocifisso ligneo di scuola senese.
Sul fianco settentrionale della chiesa di San Lorenzo fu costruito, nel 1565, come sede dell’omonima compagnia, l’Oratorio di Sant’Antonio Abate.



Pieve di San Giovanni Evangelista a Monterappoli

Situata sul crinale che fa da spartiacque tra la Valdelsa e la Valdorme, la Pieve di San Giovanni Evangelista è documentata la prima volta nell’iscrizione che contribuisce a datare l’edificio alla metà del XII secolo.

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La chiesa, ad aula unica absidata, è realizzata quasi completamente in mattoni.
La facciata dell’edificio in laterizio, con tetto a capanna, è decorato ad archetti intrecciati ed inserimenti di bacini ceramici di provenienza islamica.
Fu patrocinio oltre che del Popolo di Monterappoli, delle nobili famiglie fiorentine dei Frescobaldi e dei Corsini.
Alla fine del XVI secolo esistevano, oltre a quello maggiore, quattro altari laterali, tutti rinnovati dal pievano alla metà del Settecento e di cui due scomparvero un secolo dopo: quello della Concezione o Natività di Maria e quello di Santa Domitilla, dove si trovava il polittico dei primi del Quattrocento, ora conservato nel Museo della Collegiata di Empoli, attribuito a Rossello di Jacopo Franchi e raffigurante la Maestà coi Santi Giovanni Evangelista e Battista, Sebastiano e Domitilla.
Sulla parete di sinistra si trova ancora il settecentesco altare del Rosario, dov’è collocata una tela dell’ultimo decennio del Cinquecento con la Madonna col Bambino adorata dai Santi Caterina da Siena, Domenico, Macario, Sebastiano e Lucia coi i 14 Misteri, attribuibile alla cerchia di Santi di Tito. Sulla parete opposta si trova quello, analogo, di Sant’Antonio da Padova.
La ricchezza della chiesa è testimoniata da due inventari della metà del Settecento.
Ulteriori modifiche furono apportate nella metà del XIX secolo alla controfacciata, dove fu inserito l’organo e al catino absidale, decorato forse dal fiorentino Egisto Ferroni e incorniciato ancora da stuccature rocaille.
I restauri degli anni 1969-70 hanno tolto gli intonaci barocchi riportando alla luce la muratura interna romanica e chiuso le finestre rettangolari ripristinando l’originario schema di facciata.
A fianco della pieve di Monterappoli si erge la moderna torre campanaria, in sostituzione di quella duecentesca, che conteneva tre campane.


Chiesa di San Donato in Valdibotte

Eretta nel 1721 poco più a valle dell’edificio che doveva sostituire, la chiesa di San Donato in Valdibotte presenta una facciata a capanna arricchita dallo stemma dei Cavalieri di Malta, a cui a lungo appartenne.

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Il campanile fu edificato nel 1823. L’interno consiste in un’aula con due altari laterali. L’altare maggiore, dedicato a San Donato, presenta una raffinata decorazione marmorea; appesa alla parete retrostante è la croce dipinta di inizio Trecento. L’altare sinistro conserva la tela settecentesca coi Santi Donato e Friano, che incorpora l’immagine cinquecentesca della Madonna col Bambino.
L’altare opposto è intitolato alla Madonna della Misericordia e a San Luigi Gonzaga, raffigurati nella tela.
Nel vano battesimale sono da segnalare gli affreschi in stile neorinascimentale dipinti da Virgilio Carmignani.


Convento della Santissima Annunziata

Il convento della Santissima Annunziata, appartenente all'ordine delle domenicane, fu costruito tra il 1631 e il 1633 per disposizione testamentaria di Cosimo Sandonnini di Empoli. Con sede in Empoli, nella diocesi di Firenze, fu ridotto a conservatorio nel 1785 dal granduca Leopoldo I; le claustrali si dedicarono cosi all'educazione e all'istruzione delle fanciulle. Fu soppresso nel 1808 e, con la Restaurazione, ripristinato.
[fonte: http://www.san.beniculturali.it/web/san/dettaglio-soggetto-produttore?id=23495]