Convento di Santa Maria a Ripa

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Lungo la vecchia via Pisana (oggi via Livornese), in prossimità della biforcazione dove s'innesta la via Lucchese, nel 1484 i frati minori di San Francesco eressero il loro convento, dotato di una spaziosa chiesa denominata Santa Maria a Ripa, in ricordo di un precedente edificio sacro in vicinanza dell'Arno, da tempo distrutto. L'insediamento fu fortemente voluto dalla famiglia fiorentina degli Adimari, che aveva la sua residenza empolese nel palazzo, poi rifatto dagli Zeffi alla fine del Cinquecento, posto proprio dirimpetto alla chiesa, lungo la via Pisana. Il complesso fu realizzato nelle sue linee essenziali nell'arco di un paio di decenni dal momento che nel 1510 era sicuramente terminato.

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La facciata della chiesa venne abbellita tra il 1573 e il 1576 dell'elegante loggiato tuscanico, che precede il sobrio prospetto a capanna, nella cui parte centrale campeggia l'arme degli Adimari. Tra il 1604 e il 1607 il pittore bolognese Lorenzo Bonini affrescò le lunette con le 'Storie San Francesco': esplicito richiamo a ciò che Jacopo Ligozzi aveva precedentemente realizzato nel convento fiorentino di Ognissanti.

L'interno è ad una sola navata con quattro cappelle sui due lati. Iniziando dalla prima cappella di destra, dedicata dalla famiglia Sandonnini alla Passione di Cristo, nel prospetto d'altare vi è una tela di Ottavio Vannini, datata 1640, con il 'Cristo portacroce'. La seconda cappella di destra è dedicata alla Visitazione, titolo che è attestato dalla presenza di un cartiglio sulla trabeazione del prospetto d'altare in di pietra serena.

Attualmente la cappella conserva vi si trova una tavola, in origine nel coro, raffigurante il 'Compianto su Cristo morto con i Santi Giovanni Evangelista, Maddalena e Francesco'. Questa fu probabilmente eseguita, sullo scorcio del Quattrocento, da Francesco Botticini. La terza cappella di destra, consacrata a Sant'Antonio da Padova, era di patronato delle famiglie Cavalli e Polidori, come si evince dalle armi poste ai piedi dell'altare di pietra. La quarta cappella, dedicata a Santa Lucia, conserva una tela raffigurante il 'Martirio della Santa di Santa Lucia', che fu eseguita da un ignoto pittore, per il prospetto d'altare, realizzato intorno al 1629 dal vescovo colligiano Cosimo della Gherardesca, da un ignoto pittore.

L'altar maggiore, realizzato in marmo bianco di Carrara, fu commissionato dal marchese Pietro Niccolini nel 1604, come rivela la presenza del loro dello stemma familiare. Nell'abside poligonale si aprono due finestre impreziosite da vetrate dove sono raffigurati i santi francescani Ludovico e Bonaventura. Queste sono state realizzate agli inizi del Cinquecento, nella bottega fiorentina dei frati Gesuati. Ai lati dell'arco trionfale si aprono due nicchie; in quella di sinistra è presente una scultura di terracotta invetriata, attribuita a Giovanni della Robbia, raffigurante Santa Lucia.

Al lato della nicchia è la porta dalla quale si accede alla cappella di Sant'Antonio Abate: oratorio cinquecentesco con volta a botte nel quale si conserva una statua in di terracotta policroma del santo, riferibile all'ambito del senese Giacomo Cozzarelli. Dal piccolo vano si accede all'oratorio della Compagnia dell'Immacolata Concezione. Tornati in chiesa il percorso può iniziare si riparte dalla controfacciata, sulla quale domina l'organo concluso nel 1771, per visitare le quattro cappelle della fila sinistra.

Tra le cappelle che si aprono sul fianco sinistro, la prima, dedicata all'Assunta, è dotata di un fonte battesimale ottocentesco che sta innanzi al prospetto d'altare dov'è situata una tavola, eseguita, attorno al 1521, dal pittore fiorentino Giovanni Antonio Sogliani e raffigurante la 'Madonna tra i Santi Ildefonso e Girolamo'. All'altare della seconda cappella, di patronato della famiglia fiorentina degli Alessandri e dedicata a San Francesco d'Assisi, è presente una pala in terracotta invetriata, recante nella predella l'arme della famiglia Scali.

Questa pala rappresenta la 'Madonna tra i Santi Francesco e Giuliano',e fu eseguita attorno al 1520 nella bottega di Benedetto e Santi Buglioni. L'attigua terza cappella è dedicata alla Madonna del Rosario, e fu già di patronato dei Malaspina. Nel prospetto ligneo dell'altare troviamo un dossale dipinto che raffigura i 'Misteri del Rosario' (1615). Al suo interno è compresa una tela con la 'Madonna che porge il Rosario a San Domenico', dipinta da Simone da Lucca nel 1585.

La quarta cappella, già di patronato della famiglia dei Da Empoli, conserva un notevole 'Crocifisso ligneo'. Dell'annesso complesso conventuale si segnala il bel chiostro maggiore, lastricato in pietra ed ornato al centro da un pozzo; lungo i suoi lati un anonimo ma piacevole pittore dipinse, nel tardo Settecento, in modo sciolto e narrativo varie storie riguardanti 'I Martiri dell'Ordine francescano'.