La chiesa di San Michele a Pontorme

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La chiesa, che dista a pochi passi dalla Casa natale di Pontormo conserva due tavole dell’illustre artista, i ‘Santi Michele Arcangelo e Giovanni Evangelista’.

Di particolare pregio sono anche una bella tela di Ludovico Cardi detto il Cigoli ed inoltre un Crocifisso ligneo tardo trecentesco, di grande devozione popolare.

Il documento più antico che ricorda questa chiesa è la bolla di Celestino III del 1192, che la annovera tra le chiese parrocchiali del piviere di Empoli. Nel 1346 si concesse il patronato ai Capitani di Or San Michele, che posero il loro stemma sulla facciata, mantenendolo fino al 1768, quando passò ai Cavalieri di Santo Stefano di Pisa. Anche se marginali, sono evidenti tracce della struttura romanica, specie nella facciata a capanna di laterizio, dove è visibile l'antica bifora centrale sotto il tamponamento ottocentesco.

Del prospetto facevano parte anche le due protomi umane di pietra, oggi murate all'interno sulla parete sinistra. Il campanile fu costruito nel 1819 e vi fu collocata la campana del palazzo comunale. L'interno della chiesa è profondamente mutato dopo gli interventi d'inizio Ottocento, quando fu rialzato il pavimento, riducendo gli altari da dieci a sei. Esso e si presenta con aspetto moderno, scandito in tre navate separate da pilastri.

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La parte che conserva l'antica struttura è quella presbiteriale. Sull'altare nella testata del transetto destro, dedicato al 'Santissimo Crocifisso', si trova il Crocifisso ligneo tardo trecentesco, di grande devozione popolare, a celebrazione del quale, attorno al 1518, il Pontormo fu incaricato di eseguire le due tavole con i ‘Santi Michele Arcangelo e Giovanni Evangelista’.

Nella tribuna del transetto destro, un tempo affrescata col 'Battesimo di Cristo', si trova il fonte battesimale costruito poco dopo il 1435, anno in cui Papa Eugenio III concesse tale privilegio alla chiesa. Presso il battistero si trova anche la tela con il Cristo Risorto, opera del 1679 di Andrea Cianchi, una volta utilizzata come coperta del Crocifisso. Sull'altar maggiore domina la scena il tabernacolo ligneo, con al centro il monumentale ciborio, fiancheggiato da una tavola dipinta raffigurante i 'Santi Michele Arcangelo e Giovanni Battista', opera di Girolamo Macchietti, opera eseguita nel 1590.

Attiguo a questo altare, quello di Sant'Agata, eretto nel 1640 da Orazio Mainardi; la tela con ‘Sant'Agata, San Francesco e San Domenico in adorazione della Vergine’ è attribuita a Cesare Dandini, la cui mano è evidente nelle fisionomie e negli effetti di luminismo naturalistico. Proseguendo, incontriamo l'altare dell'Immacolata Concezione, eretto nel 1588.

Da una porta aperta sulla navata sinistra della chiesa di San Michele, si accede all'oratorio della Compagnia di San Michele, realizzato attorno al 1616 su disegno di Gherardo Mechini. L'aula fu arricchita con gli stalli lignei realizzati nel 1628 da Ascanio Panciatichi, quindi con un prospetto d'altare su cui campeggia il paliotto a finto marmo.

All'interno del prospetto è la tela dipinta da Ottavio Vannini che rappresenta l''Apparizione di San Michele Arcangelo sul Gargano'. L'opera non fu mai completata per la morte del pittore (1644), ma è ugualmente godibile manifestando l'appartenenza al filone della pittura controriformata fiorentina.


SULL’ALTARE….

Sull'altare della testata del transetto destro, dedicato al Santissimo Crocifisso patrono della Compagnia di San Michele, si trova il Crocifisso ligneo tardo trecentesco, di grande devozione popolare, a celebrazione del quale, attorno al 1518, il Pontormo fu incaricato di eseguire le due tavole con i Santi Michele Arcangelo e Giovanni Evangelista. E' una delle opere più importanti del patrimonio storico-artistico empolese ed occupa un ruolo rilevante nel percorso dell'artista, al bivio tra la produzione classicista, legata all'apprendistato nella bottega di Andrea del Sarto, e la svolta manierista, evidente nei colori cangianti e nelle pose contorte dei Santi.

ALTARE DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE
Nel transetto sinistra della chiesa di San Michele si trova anche l'altare dell'Immacolata Concezione, eretto nel 1588. Nel suo prospetto è la bella tela di Ludovico Cardi detto il Cigoli; opera giovanile (1589) in cui emergono ancora i forti debiti verso il linguaggio vasariano, anche se mitigato da una maggiore attenzione alla resa degli affetti.

ORATORIO DELLA COMPAGNIA
Realizzato a partire dal 1616 su disegno di Gherardo Mechini, l'oratorio della Compagnia di San Michele Arcangelo affianca l'omonima chiesa. Il suo interno è arredato con stalli lignei intagliati, opera di Ascanio Panciatichi (1628). Nel prospetto d'altare è una tela di Ottavio Vannini, rimasta incompiuta per la morte del pittore (1644), raffigurante 'L'apparizione dell'Arcangelo sul Gargano'.

Intorno al 1519 il Pontormo realizza per la Chiesa di San Michele, la più antica del borgo decorata con le raffinate opere di Lodovico Cigoli, di Girolamo Macchietti e di Ottavio Vannini, la pala con i santi Giovanni Evangelista e Michele Arcangelo.

Vicino al fonte battesimale al cospetto dell’altare del transetto destro della navata, i due santi dipinti dal Pontormo  sono pensati in contrappunto, smentito soltanto dallo speculare manto rosso, tanto morbido, sinuoso e avvolgente nell’Evangelista quanto frastagliato, costretto e crepitante nell’Arcangelo. L’anziano Giovanni ha la figura completamente avvitata su se stessa, il volto intenso, assorto e concentrato; è in esercizio di ascolto e di ispirata visione, colto quando sta per scrivere, come appoggiato a un intuibile leggio. È il san Giovanni dell’Apocalisse, dell’isola di Patmos, richiamata dall’aquila ritta ai suoi piedi, che pare concentrarsi sul trionfo armato di Michele. Jacopo presenta l’Arcangelo come un giovane di bellezza apollinea, in posa sinuosa, acrobatica, elegante nell’armatura metallica.

La corazza, le calze e le gambiere, sono inguainate come a indugiare sul corpo atletico, del quale rimangono bizzarramente nudi le ginocchia ben tornite e i piedi. Con la destra brandisce la spada, con la sinistra sorregge sia lo scudo che la bilancia, inclinatissima. Accovacciato, quasi incastrato ai suoi piedi, ci sorprende il demonio, raffigurato come un bambino dalle orecchie diaboliche e dall’aletta aculeata, con il volto segnato da una smorfia di dolore, che non esita a rovesciare, anche se ferito e sanguinante, uno dei piatti della bilancia con cui Michele pesa le anime, quasi a capovolgere la sentenza: un monito forse contro gli agguati del maligno alle anime anche nel momento del trapasso e una riflessione sulla morte suggerita a Jacopo dal suo profondo e tormentato sentimento religioso.